Doppio-scatto qui per cambiare immagine
Uno dei tanti camion, stracarichi di corpi di civili inermi , pronto per il trasporto al crematorio
ITALIANI BRAVA GENTE” (…)?? A DIFFERENZA DI GERMANIA E GIAPPONE, DOVE SI SONO TENUTI I PROCESSI DI NORIMBERGA E DI TOKIO, IN ITALIA E’ SEMPRE STATA RIFIUTATA L’ESTRADIZIONE DI OLTRE 1500 CRIMINALI DI GUERRA FASCISTI RESPONSABILI DI ECCIDI ED ATROCITA’ COMMESSI IN LIBIA, ETIOPIA, GRECIA, JUGOSLAVIA ED UNIONE SOVIETICA. In questo sito alcuni dei crimini efferati commessi dagli Italiani durante l'occupazione della Jugoslavia.
Il 6 aprile 1941 le forze armate tedesche e italiane oltrepassarono i
confini della Jugoslavia. L’Italia fascista partecipò all’attacco con
sette divisioni, due corazzate e cinque di fanteria, impadronendosi
con rapidità della costa dalmata, occupando l’11 aprile Lubiana,
Ragusa l’attuale Dubrovnik (17 aprile) e il Montenegro (18 aprile). Al
termine delle operazioni militari nazifasciste la Jugolavia fu
smembrata: all’Italia andarono la fascia meridionale della Slovenia
con la costa dalmata; anche il Montenegro divenne un protettorato
italiano.
“Mettiamoci bene in testa che questa gente (gli jugoslavi, ndr) non ci
amerà mai. Quindi nessuno scrupolo”. Procedere “con l’annientamento di
uomini e cose”. Con queste parole Mussolini dettava la linea ai capi
militari fascisti. In 29 mesi di occupazione della Slovenia secondo
una statistica incompleta e riguardante la sola provincia di Lubiana
furono uccise 12 mila persone (7 mila nei lager), 40 mila furono
deportate, 10 mila le case distrutte. Arbe, Gonars, Cairo Montenotte,
Pothum, Sdrussina, alcune delle località del martirio del paese slavo
occupato dalle truppe fasciste.
  La parata dei fascisti Italiani tra le vittime del villaggio di Radoh
 
Esecuzioni sommarie, massacri indiscriminati, rastrellamenti selvaggi,
torture, rappresaglie contro civili inermi, razzie, devastazioni,
campi di concentramento e deportazione: questo il volto
dell’occupazione fascista. “I crimini commessi dai soldati italiani
non sono da meno, in ogni senso, di quelli commessi dai tedeschi”
affermerà il 14 maggio 1945 il delegato del governo di Belgrado presso
la Commissione per i crimini di guerra delle Nazioni Unite.
L’escalation del terrore fascista in Slovenia non conobbe né limiti né
soste, come si evince dai documenti redatti dai capi militari
italiani.
 
 
Il 1° marzo 1942 Superloda (Comando superiore armate Slovenia e
Damazia) inviò a tutti i comandi sottoposti la famigerata circolare 3
C. Estensori ne furono il comandante dell’XI Corpo d’armata, generale
Mario Robotti, e l’alto commissario per la provincia di Lubiana,
Emilio Grazioli. In essa si legge: “Internare a titolo protettivo,
precauzionale e repressivo, individui, famiglie, categorie di
individui delle città e delle campagne e, se occorre, intere
popolazioni di villaggi e zone rurali”; “fermare ostaggi, tratti
ordinatamente dalla parte sospetta della popolazione e, se giudicato
opportuno, anche del suo complesso, compresi i ceti più elevati”;
ostaggi, che “possono essere chiamati a rispondere, con la loro vita,
di aggressioni proditorie a militari o funzionari italiani”;
“considerare corresponsabili dei sabotaggi, in genere, gli abitanti di
case prossime al luogo in cui essi vengono compiuti”. “Si sappia bene
- conclude la circolare 3 C. - che eccessi di reazione, compiuti in
buona fede, non verranno perseguiti. Perseguiti invece,
inesorabilmente, saranno coloro che dimostreranno timidezza e
ignavia”.

  Un fascista italiano sfila l'anello dalle mani del corpo di una vittima
 
Il 3 agosto dello stesso anno, a margine del marconigramma 13069/op.,
nel quale il comandante della divisione Granatieri di Sardegna,
generale Taddeo Orlando, comunicava al comando dell’XI Armata
l’avvenuto inoltro di “37 uomini validi senza specifiche imputazioni
per l’internamento e 3 briganti comunisti feriti”, il generale Robotti
annotava stizzoso: “Perché non li hanno fucilati? Fargli questo
appunto (e fuciliamoli noi)”. “Si ammazza troppo poco”, sottolineava
ancora l’8 agosto il generale Robotti dopo aver ricevuto il fonogramma
5566 inviatogli dal comandante della divisione Cacciatori delle Alpi,
Vittorio Ruggero: “Mi pare che su 73 sospetti non trovare il modo di
dare nemmeno un esempio, è un po’ troppo”.
Il 30 luglio 1942 il comando raggruppamento camicie nere d’assalto
“Montagna” chiedeva rinforzi, poi accordati, per poter effettuare “lo
sgombero totale della popolazione appartenente ai paesi di Breg, Pako
e Goricica”.
 

  I prigionieri si devono scavare da soli la propria fossa (a fianco soldati italiani)
 
Il 17 gennaio 1943 toccava al XIV battaglione redigere il seguente
messaggio, a firma del maggiore comandante Ettore Giovannini e
indirizzato al comando dell’XI Corpo d’armata: “Le nostre truppe hanno
agito con particolare severità contro Loz compiendo la distruzione,
quasi completa, delle abitazioni, la confisca del bestiame, la
fucilazione di molti giovani e l’internamento di un elevato numero di
civili”.
Nella provincia di Lubiana i servizi di polizia, diretti dal tenente
colonnello Giuseppe Agueci e dalla Regia questura, dalla quale
dipendeva una divisione speciale di polizia, comandata dal maggiore
Giulio Fiammeri, praticavano la tortura. Non pochi testimoni
racconteranno le sevizie patite: corrente elettrica, distensione
forzata (letto di Procuste), ustioni al corpo con carboni ardenti e
bastonature. Per le donne pratiche vergognose e persino stupro. In un
appunto, sigillato a mano da Agueci su carta intestata del comando
dell’XI Corpo d’armata, si legge: “Gli sloveni dovrebbero essere
ammazzati tutti come cani e senza alcuna pietà”.
  Fascisti italiani guardano, senza scomporsi, le vittime slovene (uomini,donne e bambini)
 
Da parte delle forze di occupazione italiane non vennero
rispettate neppure le cosiddette “convenzioni umanitarie”. Il
documento l 8279/2/947 del 4 settembre 1942, a firma del capo di Stato
Maggiore del IX Corpo d’armata, colonnello Annibale Gallo, recitava:
“Avvertire ancora i medici che le cure prestate ai ribelli comporta la
pena di morte”. Ancora più criminale il fonogramma P.P.59 del 12
luglio 1943, indirizzato dal colonnello Sordi del comando 24°
reggimento fanteria al comando divisione Isonzo: “Prego disponete
intervento aereo 144-CM-9 su Sapoota (KI-CK) dove è stato segnalato un
ospedale b.c. (briganti comunisti, ndr)”.